Capodanno

Per quanto uno possa trascorrere il famigerato 31 dicembre con persone care, in un clima disteso e familiare (e ormai così avviene da anni, per quanto mi riguarda), arriva inesorabile il momento del countdown, e l’ineluttabilità del collegamento con Rai1, più deprimente ogni anno che passa. Così l’infantile attesa del nuovo anno – e delle ingenue aspettative di cui lo carichiamo – è costretta all’impatto, anche se momentaneo, con cantanti che credevi pensionati da decenni, corpi di ballo da balere, bollicine-sponsor da tre soldi, e quel gran professionista di Amadeus palesemente imbarazzato nel presentare un avanspettacolo che mortifica anche il genio di Frassica. Direte: e fattelo da solo sto countdown… Non voglio andarci giù pesante, ma scansione e condivisione del tempo sono questioni serie. Lo scoccare della mezzanotte del 31 è uno di quei momenti in cui ci piace immaginare – mi scusi il gigante che scomodo – “che tutta la gente si tende la mano, è il medesimo istante per tutti che sarà benedetto, io credo da molto lontano”. Peccato che il rito in TV sia officiato da Malgioglio e non da Fossati.